Oscar Wilde: A dar risposte sono capaci tutti, ma a porre le vere domande ci vuole un genio..

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Oggi è il 19-05-2012 e la chiesa festeggia: s. Bernardino da Siena .
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Le rubriche Storie vissute, da ricordare Quando il destino è pazzo

Quando il destino è pazzo

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Un brutto ricordo d’infanzia

Avevo dodici anni, quando un sabato dissi a mia madre di non voler andare a messa nella chiesa di S. Giacomo apostolo di Piumarola, che era la mia parrocchia, per andare invece nella chiesa di S. Scolastica dove si venera questa santa e luogo dove ella si incontrava con suo fratello S. Benedetto. Questa chiesa sorge proprio sotto l’abbazia di Montecassino e per arrivarci dovevo attraversare la via Casilina che anche se il traffico di allora non era intenso come oggi, era comunque molto pericolosa. La domenica mattina mi preparai e dopo mille raccomandazioni della mia cara mamma, mi diressi alla volta della chiesa dove arrivai sana e salva. In chiesa, mi si avvicinò la figlia di mia cugina che aveva all’incirca dieci anni e rimase con me durante tutta la celebrazione. Finita la messa, Raffaella, questo era il suo nome, volle tornare a casa con me e non con la signora alla quale era stata affidata dalla mamma. Lei mi disse: “Torno a casa con te”. Per un tratto avremmo percorso la stessa strada, la parte più pericolosa per dividerci poi nella parte finale. Così ci incamminammo. Eravamo felici e spensierati come si è a quell’età. Ridemmo e scherzammo per tutto il tragitto. Sulla Casilina, camminavamo sul ciglio della strada e lei mi seguiva in fila indiana. Quando arrivammo all’altezza della cartiera vidi giungere un’auto. In un attimo successe che mentre mi voltavo verso di lei per avvertirla del pericolo, l’auto l’aveva già investita scaraventandola nel fosso. Io la vidi volare come fosse un foglio di giornale mentre l’investitore scappava senza fermarsi. Mi rendo conto dell’accaduto e fermo l’auto successiva, una topolino verde, i cui occupanti soccorsero la mia amica portandola in ospedale. Io rimasi da sola e mi accorsi che a terra erano rimaste la sua borsetta ed una scarpa. Le raccolsi e mi avviai piangendo verso casa lasciando la Casilina per una strada secondaria. Giunsi ad un gruppo di case dove una signora vedendomi piangere mi chiese cose fosse accaduto. Dopo averglielo raccontato mi offrì un bicchiere di acqua. E così tornai a casa dove raccontai tutto a mia madre. Per Raffaella non ci fu niente da fare. Successivamente ho saputo che il soccorritore era un mio vicino di casa che in quel momento, in preda alla paura, non avevo riconosciuto. Quella domenica mattina, il destino decise che Raffaella doveva morire accanto a me e che sarebbero passate tre macchine, quella dell’investitore, quella del soccorritore e la terza, guidata da un signore di Roccasecca, che rincorse la prima. Il destino a volte è strano, ogni tanto mi chiedo come abbia fatto quella macchina a prendere lei e non me. E’ solo fortuna, oppure il Signore aveva un altro progetto per me?

Domenica Aceti